domenica 5 febbraio 2012

La conquista della luna

Accanto. Erano li, l'uno accanto all'altra.In silenzio.
Il piu' delle volte il silenzio imbarazzava Safran che, pur di allontanarlo da se, diceva anche cose sconvenienti. Perche' il vuoto lo impauriva e doveva sempre riempirlo, qualunque cosa ci volesse per farlo.
Questa volta pero' no.
Questa volta stava godendo di quel silenzio. Dopo tante parole, dopo tanti discorsi. Il silenzio stava come creando un legame che a loro era sconosciuto fino a quel momento. Il silenzio per loro, fino a quel momento era assenza. Adesso il silenzio erano loro stessi.
Safran senti' che una sensazione nuova stava per arrivare, non sapeva bene cosa fosse, ma decise di non respingerla, per una volta nella sua vita. Di lasciarsi andare. Di giocare fino in fondo quella parte, perche e' cosi' che doveva andare, non c'era il giusto e non lo sbagliato.
Non senti' piu' il tempo, il prima e il dopo, non senti' piu' le voci della sua mente che dicevano cosa era meglio fare. Chiuse gli occhi e si abbandono' a tutti gli altri sensi, proprio come aveva imparato in quel museo dei ciechi di Milano.
Ed ecco che per primi arrivarono i profumi, tantissimi. Il mare prima di tutto, e poi la terra. E poi le piante sconosciute e infine il piu' desiderato di tutti: l'odore di Vania.
Poi arrivarono i rumori. Quasi una colonna sonora danzante, tra le foglie ampie delle palme mosse dal vento e il ritmico cullare delle onde. Voci di bambini in lontanza e il fiato di lei, sereno.
Venne il momento delle mani, che si mossero e sapevano dove andare. Si avvicinarono a quelle rotondita' solo immaginate fino a quel momento. Ne percepirono il disegno. Esplorarono quel mondo con curiosita' e delicatezza. Prima sui seni, poi sulle cosce e giu' verso i piedi a contare le dita. E quindi risalire fino al bivio e fermarsi ad ascoltare il mondo, dove tutto nasce. Africa.
Vania, reagiva in modo silenzioso. Ma Safran sentiva che il suo corpo stava vibrando.Lui poteva solo immaginarla nella sua mente. L'espressione del suo volto compiaciuto. E sorrideva dentro di se.
Il loro corpi si avvicinarano per attrazione naturale, A Safran venne un pensiero quasi di stupore per come tutto avveniva in maniera cosi' semplice. A quante parole perse a cercare di descrivere cose che i loro corpi conoscevano gia' benissimo. Baci a sfiorare tutta la pelle, le braccia che stringevano forte come per abbattere quell'ultima barriera che erano i loro corpi nudi, schiacciati l'uno contro l'altro. E le braccia guidavano sapienti ogni movimento. Gambe a intrecciarsi come rami di giunco. E poi il fuoco, la sensazione indescrivibile di essere per un istante infinito una cosa sola, e non temere niente e nessuno.
Di non distinguersi piu'.
Poi ritorno' impercettibile ancora il silenzio e una
pace. Non c'era un prima e non c'era un dopo. Solo fiato nel petto che sale e scende e le tante stelle sopra di loro nella notte azzurra. E di sguincio,  la luna.

venerdì 4 novembre 2011

bisdrucciola


Vania, sorridendo, si diresse verso una capanna non molto lontana da lì senza dire nulla a Safran, aprì la porta e si infilò dentro. Ne uscì qualche istante dopo a cavallo di una motoretta scoppiettante, color pistacchio, e sul capo un vecchio casco imbrattato di vernice arancione.
"Su su, forza Don Chisciotte, il nostro ronzino è ancora freddo, dobbiamo scaldarlo" - urlò Vania cercando di farsi sentire, nonostante il fragore assordante del "ronzino".
Safran non credette ai suoi occhi. Questa donna non finiva mai di stupirlo. In corsa salì in sella a Ronzinante e per tutto il viaggio sentì lo stomaco sobbalzargli in corpo, ma nonostante la nausea, il rumore, il fango che si alzava, si sentiva in paradiso, anche se... forse avrebbe dovuto essere lui alla guida... ma tant'è... si strinse forte ai fianchi morbidi di Vania e si lasciò condurre senza più pensieri, ripetendo tra sè e sè un passo del don Chisciotte:
"Lucidate le armi, fatta del morione una celata, dato il nome al ronzino e confermato il proprio, si persuase che non gli mancava altro se non una dama di cui dichiararsi innamorato. Un cavaliere errante senza amore è come un albero spoglio di fronde e privo di frutti, è come un corpo senz'anima, andava dicendo a sé stesso »
Dopo molto peregrinare, arrivarono finalmente in città, nella famosa via dei mercati, Biashara Street. Vania si tolse il casco e i suoi capelli erano buffi e spettinati, ma il viso era arrossato e svelava l'emozione del viaggio appena fatto. Anche Safran si sentiva particolarmente eccitato, la corsa in motocicletta era stata un'esperienza decisamente nuova per lui.
Safran si avvicinò a una bancarella che vendeva quaderni fatti a mano, in pelle o in tessuto e matite dalle forme più strane. Prese un quaderno con una copertina rossa, ricoperta da foglie di acacia: aveva un profumo buonissimo. Poi comprò una matita fatta con il legno di un baobab, o almeno fu quello che gli disse il vecchio venditore dalla barba lunga e grigia quando si prese ben 300 scellini, mostrando un sorriso sdentato.
Con il suo bottino prese Vania per un braccio, le infilò il casco, poi si diresse al ronzino parcheggiato poco più in là, con un calcio deciso mise in moto, si voltà verso di lei e disse: "Vieni mia dolce Dulcinea, ora ti porto al mio castello." Vania si lasciò trascinare senza opporre resistenza e questa volta fu lei ad aggrapparsi ai fianchi di lui, lasciando respirare i pensieri mentre si allontanavano dal caos del mercato per raggiungere un luogo misterioso.
Quando Vania riaprì gli occhi si trovò di fronte uno spettacolo meraviglioso. Non poteva crederci: quello era davvero un castello. Scese da Ronzinante, si tolse il casco e si avvicinò a quelle mura maestoste.
"Si chiama Forte Jesus, è stato costruito in epoca rinascimentale e..." disse Safran, ma non fece in tempo a finire la frase, che lei lo trascinò sopra le mura. "E smettila di fare il maestrino, ti ricordo che qua l'insegnante sono io, ma in questo viaggio tu sei Don Chisciotte e io Dulcinea, quindi sfodera la tua spada e corri a cercare i nemici del forte!"
Safran non se lo fece ripetere due volte, raccolse un ramo e iniziò a fendere la sua spada a destra e sinistra, correndo come un bambino su per le scale, mente Vania imitava il passo di una dama compita ed elegante, che cammina lentamente alzando leggeremente l'ampia gonna del vestito. Arrivati in cima al castello entrambi rimaseri a bocca aperta: davanti a loro l'immensità dell'oceano toglieva il fiato. Safran fece cadere a terra la spada, Vania smise di fare moine da donna di altri tempi ed entrambi si sporsero dalle mura per respirare tutta quella bellezza. Le loro mani si unirono. Rimasero così, in contemplazione di quella bellezza per molto tempo, poi un rumore li distrasse. Era lo stomaco di Vania. "Ehm... mio prode cavaliere... la sua dolce donzella avrebbe un leggero appetito, non è che..."
"Uff, sempre a rovinare tutto, e io che stavo per sfoderare uno dei miei romanticissimi baci da cavaliere errante" disse Safran imbronciato, ma quando vide l'imbarazzo di Vania la prese per la vita, la fece girare come una piroetta e poi correndo si precipitarono giù dal castello, ripresere Ronzinante e si diressero verso una bottega che avevano visto sulla strada. Mangiarono una focaccia buonissima, poi si diressero al porto e infine, quando il sole stava già per tramontare, tornarono alla capanna di Minha. Cenarono con della frutta davanti al mare, poi accesero un fuoco sulla spiaggia. Safran, davanti al calore del fuoco, aprì il suo zaino e tirò fuori il quaderno che aveva comprato al mercato, prese la matita e iniziò a scrivere. Vania non fece domande. Si diresse verso il mare, si spogliò e si fece benedire da quell'acqua così accogliente. Restò immersa per molto tempo e si lasciò andare ai pensieri più strani... ripensò alla sua infanzia, alle felicità mancate e alla paura che per troppo tempo aveva limitato la sua vita. Pensò alla bellezza che solo nella parola scritta riusciva a trovare, al suo sogno di diventare un giorno una scrittrice. Pensò al suono delle parole. Ce n'erano alcune così buffe... da piccola ripeteva spesso con il suo fratellino la parola COTONE... aveva un suono dolce, appena sussurrato, ma allo stesso tempo ironico... pensò ad un'altra parola che da sempre la faceva sorridere... poi uscì dall'acqua, completamente nuda si avvicinò a Safran che era ancora intento a scrivere. Safran sentì la voce di Vania che diceva: "Bisducciole... trovami dieci parole bisdrucciole e questa notte sarà perfetta.... "
Safran guardava Vania senza respirare. I capelli gocciolavano e l'acqua scorreva sui quei seni così belli, disegnati dalla luna. Non riusciva a vedere i suoi occhi, ma era come se conoscesse esattamente la loro espressione: furbi, guizzanti, ma anche infinitamente dolci.
Restando seduto davanti a lei, non distogliendo mai lo sguardo da quel corpo meraviglioso, sussurrò:
"
lasciatemeli.... parlamene.... scrivimelo.... abitano.... edificano.... dondolano.... aspettandosela...
portandogliele.... dimenticandosene... e...e...e....e.... "


giovedì 3 novembre 2011

Sognandomelo



Safran si sveglio' tutto sudato, guardandosi intorno come per capire dove fosse veramente. Avrebbe giurato che fino a pochi istanti prima non si trovasse in quella capanna africana.
Vania lo stava osservando perplessa accarezzando lentamente Bartolo che finalemente si era rilassato sulle sue gambe.
" Che cosa succede?" gli chiese lei con lentezza.
" Nulla...nulla" rispose Safran, "solo un brutto sogno".
"Parlamene".
"No... non lo so, era strano. C'eri anche tu ma forse no... non eri proprio tu. C'era Bartolo. E anche io ma ero...morto".
"Morto? E come si fa a sognare di esser morto? Non e' possibile".
" Gia'... per questo era un sogno proprio strano" fece Safran come se stesse aspettandosela, quella domanda.
"A volte le menti umane, durante i sogni,  fabbricano percorsi non lineari... si immaginano cose che non esistono, possono connettere elementi disparati che nella fase cosciente non sarebbero in grado di fare."
" Si ma, dammi almeno qualcuno di questi elementi, che non ci sto capendo nulla. So solo che ti sei svegliato di colpo tutto agitato, e anche durante il sonnellino continuavi a rigirarti e boffonchiare. Comunque capitano a tutti sogni bizzarri e poco logici, anche a me"
"Si lo so... ma a me di solito scivolano via subito, difficilmente riescono a rimanermi impressi, invece questo...Boh sarà tutto quel muschio che hai spruzzato nella capanna che mi ha dato alla testa".
" Va bene, ho capito che non me lo vuoi raccontare, ci rinuncio."
" Non e' che non te lo voglio raccontare, e' che forse mi vergogno"
"Scrivimelo allora"
" Ecco si, magari te lo scrivo, come se fosse un pezzo di cronaca di un quotidiano, dobbiamo solo trovare una penna e un foglio".
" umm, vediamo...dove possiamo trovarlo?... dovremmo andare a vedere nella casa qui a fianco dove abitano i parenti di Oba"
" No dai, non possiamo sempre approfittare di loro, siamo qui da due giorni e non abbiamo ancora visitato la città, cosa dici di andarcene a fare un giro e intanto cerchiamo un qualcosa su cui scrivere eh?"
"Ok, mi sembra una buona idea ma come facciamo ad andarci?
" Beh credo che in questo caso Minha sia la nostra unica fonte, chiediamoglielo!".
Uscirono e si avviarono verso la casa di fronte, si accostarono alla tenda dell'ingresso e chiamarono la padrona di casa.
Minha arrivo' con il suo figlio piu' piccolo in braccio e sembrava contenta di vederli. Fece un sorriso e aspetto' che parlassero.
" Noi... vogliamo.... andare ... in citta'... down town... capisci?" e Safran accompagno' lo scandire delle parole con ampi gesti pantomimici.
Minha sorrise annuendo ma non era chiaro se avvesse compreso la richiesta.
"Senti Vania, occupatene tu, che fra donne riuscite sempre ad intendervi".
E detto questo Safran usci' dalla casa. Dopo pochi secondi uscì anche Vania con un sorriso soddisfatto stampato sul volto.

martedì 13 settembre 2011

Una notte a Napoli


da "IL MATTINO" di Napoli del 22 Agosto 2011

NAPOLI. Strano ritrovamento, l'altra notte, in un parco pubblico vicino a Posillipo.
Due corpi, al momento non ancora identificati dalla scientifica sono stati rinvenuti privi di vita sotto una quercia, da una coppia che passava da li.
Le salme non presentano alcun segno di violenza ed erano perfettamente conservate e vestite, tale da pensare che il decesso non sia avvenuto molto tempo prima del ritrovamento.
Al caso sta lavorando la squadra omicidi dell'ispettrice capo Rosa Martini e al momento non sembra ancora chiaro in che direzione si sta muovendo la questura per risolvere il caso.
"Non siamo sicuri si tratti di omicidio" afferma Martini," propendiamo piu' per una sorta di suicidio concordato, la scientifica sta lavorando in queste ore per determinare le cause del doppio decesso".
Abbiamo anche raggiunto la coppia che ha rinvenuto i due corpi. Lui, un giovane napoletano emigrato al nord e  lei una turista in citta' per un viaggio di piacere.
" Eravamo seduti sulla panchina ieri notte, quando abbiamo sentito un gatto miagolare in modo strano" ha commentato  Ivana B." all'inizio abbiamo pensato al solito gatto randagio, come ce ne sono tanti in citta'.
"Ma poi l'insistenza del miagolio e lo strano suono che emetteva, quasi come un pianto, ci ha incuriosito e siamo andati a vedere.
" Il gatto era appollaiato ai piedi della donna e non voleva spostarsi. Anche quando sono arrivate le forze dell'ordine e hanno portato via i corpi, lui non voleva abbandonarla, tanto che  carabinieri ce l'hanno affidato in gestione perche' non sapevano come liberarsene. Adesso e' a casa nostra ancora un po' scosso, credo pero' che lo adottero', ci sono gia' affezionata".
"Il gatto puo' essere un elemnto chiave dell'inchiesta" ha sottolineato l'ispettrice Martini.
Ma veniamo alle stranezze riscontrate sui due corpi.
"La donna e' un'occidentale di eta' compresa tra i trenta e i quaranta anni", afferma Alessandro Cerchicchio , medico patologo, " di corporatura gracile e particolarmente delicata. La pelle molto bianca, come se avesse vissuto tutta la vita in un luogo protetto e quasi mai esposta al sole.
 " Aveva pero' la schiena ricoperta da una leggera ustione solare e sono state trovate tracce di una sostanza particolarmente profumata, una specie di unguento, che non abbiamo ancora identificato ma che escludiamo possa essere la causa del decesso. 
Un particolare da notare  e' che la vittima era vestita con una specie di tunica tipica delle zone africane, molto elegante, quasi da cerimonia. Alquanto strano visto la non appartenenza della donna alla stirpe africana. Questo dettaglio e' stato sottoposto agli esperti etnologo per cercare di  risalire alla provenienza di questo tipico indumento.
Il medico ha anche aggiunto : " una cosa che mi ha colpito e' stato lo sguardo della donna: non so spiegare bene, ma e' una cosa che non ho mai visto prima d'ora. Aveva gli occhi molto aperti, ma non con un espressione di spavento. Piuttosto di grande meraviglia.Come se avesse visto per la prima( ed ultima) volta della sua vita una cosa grande, e straordinaria, quasi impossibile da comprendere tutta con lo sguardo... lo so che sembra ridicolo, ma...insomma... ecco e' come se avesse visto per la prima volta... la grandezza del mare e non fosse riuscita a sopravvivere all'emozione".
Il corpo maschile, piu' o meno della stessa eta', indossava un paio di calzoncini e dei sandali, un abbigliamento tipico di questa stagione, sullo stile di quello che  indossano i vari immigrati che vediamo in citta', ma anche l'uomo non e' di origini africane.
"Anche su di lui nessuna violenza. Lo sguardo piu' triste ma sereno. Come segni particolari , aveva due cicatrici verticali dietro alle spalle e abbiamo trovato addosso al corpo piccole piume bianche appartenenti ad una specie di un uccello che non nabbiamo ancora identificato.
"Ma la cosa piu' strana e' stato che, nonostante  avesse il sesso indubbiamente maschile, nelle altre analisi che abbiamo fatto, si sono riscontrati invece le tipiche caratteristiche del sesso femminile. Se non fossi uno scienziato di provata convinzione laica e non avessi paura di  perdere la mia credibilita', direi che questi dettagli mi hanno fatto pensare ad una creatura angelica...ma questo non lo scriva la prego. Probabilmente e' stato un errore nelle ananlisi"
L'unico segno che possa deninciare una minimima violenza e' una impronta di una morsicatura sul  braccio , ma la stranezza e' che si presume  che il tipo di impronta dentale lasciata non appartenga al genere umano bensi' a quelle di uno scimpanze' o un ominide simile. Potrebbe essere un importante dettaglio per gli inquirenti dal momento che non ci sono molte scimmie a Napoli."
Ci segnalano anche che  nelle vicinanze dei due corpi e' avvenuto un ritrovamento abbastanza importante sul quale vige uno stretto riserbo. Dalle notizie trapelate sembra che abbiano rinvenuto una scatola di mogano contenente dei fogli di carta in cui si puo' leggere un racconto a due mani di un viaggio in Africa
I due protagonisti di questa storia si chiamavano Safran e Vania. Saranno anche i nomi delle vittime?
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa storia nei prossimi giorni.

martedì 5 luglio 2011

Bartolo quando vide il nuovo ospite fece un salto alto un metro e con il pelo rizzo si nascose dietro le gambe di Vania, soffiando a più non posso.
"Non preoccuparti amore mio, è innocua... forse - disse Vania accarezzando dolcemente il suo gatto - però... mamma mia come puzza! Safran, fai qualcosa, ti prego!!!"
Safran annusò la scimmietta e sorrise compiaciuto: "Profuma di foresta! Che vuoi fare, spalmarla di deodorante?"
Vania rimase assorta per qualche istante, poi si diresse verso la sua valigia, aprì il beauty ed estrasse una bomboletta gigante. Con un sorriso sadico diresse la bomboletta verso la scimmia, che spalancò gli occhi terrorizzata e, presa dal panico, affondò le sue tenere unghiette sulla testa di Safran, il quale, a sua volta lanciò un urlo ed iniziò a correre per la stanza, nel tentativo di staccare la scimmia dalla testa.
"Vaniaaaaaaaa!!! Ma che fai!!!! Smettilaaaaaaa!" Ma Vania pareva posseduta da uno spirito malefico e mirando la bomboletta verso il sedere pelato della scimmia, sparò un getto di gas al profumo di muschio bianco. La scimmia, disgustata da quell'odore, lanciò un urlo alla Tarzan, si staccò dai capelli di Safran e iniziò a correre per la stanza. Bartolomeo, ancora più terrorizzato, si appese alle tende della capanna, riducendole in brandelli. Intanto Vania, non contenta, continuava a sparare nell'aria proiettili al muschio e Safran osservava la scena quasi in trance.
Il tutto durò circa 3 minuti, ma bastarono a ridurre la loro meravigliosa capanna in un vero e proprio disastro.
Alla fine la scimmia riuscì a scappare dalla finestra, portandosi dietro un nuovo odore, che probabilmente qualche scimmietta donna avrebbe apprezzato.
Safran fissò Vania, che come se si fosse svegliata da un sogno, senza dire nulla, rimise a posto la sua bomboletta di profumo all'interno della valigia.

Ehm... Vania... solo una domanda... ma tu sai cos'è il muschio?" - chiese Safran con un mezzo sorriso.
"Ma certo - rispose lei sicura - fu il profumo dei re e degli imperatori ed il comune mortale lo poteva sentire solo nella scia dei potenti della terra. Il muschio è l'archetipo stesso del Profumo e possiede una potenza straordinaria sia nel senso olfattivo che per la sua azione sulla psiche e anche per le virtù creative!"
"Mh... vedo che sei preparata - disse Safran strofinandosi la barba, gesto che faceva spesso quando stava meditando qualcosa di gustoso. "Certo caro, ho letto un libro di medicina ayurvedica e in un capitolo si parlava proprio dei profumi!" - rispose Vania soddisfatta, sgranocchiando una fetta con la marmellata.
"Beh - aggiunse Safran sorridendo - mi sa che non hai finito di leggerlo quel capitolo, perché altrimenti avresti scoperto che il muschio è prodotto dal maschio di un piccolo cervo dell'Indù Kush e dell'Himalaya, un animale sedentario che marchia il suo territorio seminandoci palline di MUSCHIO che si formano sai dove?" "Ehm.... sulle .... orecchie?- rispose Vania lasciando la fetta a metà tra la mano e la bocca. "No no! - rispose Safran sempre più divertito. "Mhh.... in bocca.... - riprovò Vania posando la fetta sul tavolo. "No no no! - disse Safran iniziando a sghignazzare. "Non dirmi che.... - disse Vania con un filo di voce e trasformando il proprio viso in una smorfia di disgusto. "Già già.... proprio lì! Nei testicoli Vania!!! Hai presente quelle palline che stanno sotto la pancia? Ahahahahahah!!!!"



martedì 25 gennaio 2011

Gnambfomsa




"Gnambfomsa" mugugno' Safran con la bocca ancora piena.
"Eh?"
"Sam-bo-sa" scandi' lui, dopo aver deglutito l'ultimo boccone."E' uno dei piatti di cui avevo letto prima di partire, quando mi stavo informando su questo viaggio. Credo che siano queste specie di  frittelle ripiene, mi erano rimaste in mente perche facevano una bella assonanza con Mombasa... mmm...devo dire ....una vera prelibatezza."
"Si, dobbiamo assolutamente farci spiegare da Minha  come fa a farle, sono veramente squisite" confermo' Vania.
Safran piu' che soddisfatto del pranzo si abbandono' sul letto, disteso a torso nudo con lo sguardo fisso al nulla del  soffitto e un'espressione beata sul volto. Era felice.
Godeva pienamente di quello stato di grazia in cui tutto, anche le cose piu' fastidiose come il caldo che faceva in quel momento nella capanna, potevano essere considerati elementi fondanti della sua felicita'. Ogni cosa era al suo giusto posto.
Vania lo osservava divertita, era contenta che  finalmente  lui avesse trovato un po' di serenita' , dopo i periodi appena trascorsi, in cui sembrava sempre afflitto da dubbi e rimorsi.  Certo, sapeva che non sarebbe durata per sempre, che quello era solo un momento, uno stato di grazia effimero.. ma era giusto goderne.
Safran si stava quasi addormentando, anche perche' Bartolo, appisolatosi accanto a lui nel letto, lo stava cullando sventolando la sua estremita' pelosa con movimenti lenti e ritmati vicino al suo volto. "Non e' poi cosi' male questo gattaccio" penso tra se' prima di perdersi nel mondo dei sogni.
Non passarano  piu ' di dieci minuti quando un urlo di Vania mando' in frantumi  i suoi sogni di beatutudine e si sveglio' di scatto con il cuore che batteva a 120.
"Che c'e' Vania?" chiese tutto allarmato.
" Safran, svegliati... ho sentito un rumore strano proprio qui fuori dalla nostra capanna ma non vedo nessuno .... non so... potrebbe essere un animale pericoloso... ti prego svegliati, vai a vedere"
Safran non capiva bene a cosa si riferisse  e penso' che fossero le soltite paure femminili, ma dopo qualche secondo anche lui percepi' come un fruscio  proprio fuori dalla loro finestra e, da dove era lui, non si vedeva proprio nessuno.
Si avvicino' con cautela per guardare fuori dopo essersi premurato di brandire una servietta per contrastare  eventuali assalti.
Quello che gli baleno' nella testa era l'immagine di un serpente velenoso, il temibile Black Mamba, che aveva visto in un documentario sull'Africa. Dicevano che era la specie piu pericolosa in Kenya e un suo morso non laciava molto scampo. Pero' si ricordo' che in quella trasmissione dicevano anche che questi esseri  fuggono immediatamente se percepiscono dei rumori... e cosi' inizio' ad emettere con voce  tremante un suono: "aaaaahhhh.....aaaaaahhh" e alteranava questo suono con battito di mani e una battuta di piedi.
Con questa specie di ballo sciamanico si stava avvicinando con cautela alla finestra da cui era provenuto il rumore.
Senti' uno strano sbuffo dietro di se e voltandosi vide Vania che, in piedi su una sedia, tratteneva a stento le risate con una mano sulla bocca.
" Ma... scusa" si infurio'," io sto rischiando la vita  per te e tu ti metti a ridere?"
" Si, scusami e' che mi e' venuta in mente l'immagine di  Don Chisciotte.... " e poi mettendosi ritta e a testa alta si mise a declamare come fosse affacciata alla finestra del suo castello dorato" Forza! mio prode, difendi la tua Dulcinea dall'assalto dei draghi vendicatori.  Uccidi per me o mio eroe! dammi la tua prova d'amore e le mie grazie saranno tue  per sempre"  e, nel dire questo, porto' il dorso della sua mano sulla fronte e reclino' il capo in un gesto drammatico.
" umpf.. a me la cosa non fa molto ridere, sai? " boffonchio' lui, ancora tutto teso verso il "nemico" della finestra.
Prosegui' la sua fase di avvicinamento fino ad arrivare a  sporgersi dal davanzale . Non vide nulla finche' non guardo' verso il  basso.
" Presto Vania, allungami qualche pezzo di cibo che e' avanzato, ma tu stai lontana, mi raccomando" sussurro'  a bassa voce verso di lei senza guradarla.
Vania smise di ridere....si chino' sul tavolo e gli getto una frittellina " ma che cos'e'?" chiese di nuvo allarmata.
" Zitta!" urlo' a bassa voce....poi  appoggio'  la frittellina  sul davanzale  e ritiro' la mano immediatamente. Non passo' piu di un secondo e la frittella scomparve dalla loro vista. A Vania sembro' di aver visto per un attimo una specie di  manina pelosa.
"ODDIO!  cos'era Safran? ti prego, dimmelo!" .Bartolo intanto, percependo il pericolo della situazioine, si era  a sua volta svegliato dal suo torporte e, messosi sul letto in posizione di guardia con il pelo tutto arruffato, emetteva dei gnaulii che non davano certo un senso di tranquillita' a tutta la situazione.
Prosegui' Safran sempre sottovoce " Credo che siamo circondati da una popolazione pigmea cannibale, sono vestiti con pelli di giaguaro, portano denti di coccodrillo attorno al collo e hanno bastoni con infilzate teste umane. Non abbiamo scampo mia principessa, ma sapremo morire come si conviene ai valorosi cavalieri della Mancia, cioe' pugnando fino alla morte finche'  il nemico riconoscera' il nostro eroico gesto. E una volta morti ci venerera' creando un altare in cui posera', come esempio per le generazioni future, i nostri corpi imbalsamati"
Stavolta era Vania a non sorridere " non mi attira molto l'idea di essere imbalasmata, sai?"
Safran allora si sporse verso il basso e raccolse l'essere che aveva rubato la fritella.
Bartolo emise un urlo e con uno scatto degno della sua specie si rifugio' tra le gambe di Vania che era ancora in pedi sulla sedia con il  volto preoccupato.
Safran si giro' con una piccola  scimmietta in braccio che guardava tutti con occhi impauriti ma intanto mangiava di gusto il cibo che aveva appena conquistato.
'Che tenera!" si sciolse finalmente  Vania " ma non sara' pericolosa?".
" Non so, lei non mi pare... e' cosi' piccola...speriamo solo che non ci sia suo padre nei dintorni"
" E cosa ne facciamo adesso? Non possiamo tenerla con noi."
" E perche' no? Dove c'e' un gatto ci puo' stare anche una scimmietta no? Come la chiamiamo?

venerdì 14 gennaio 2011

rosso a fiori gialli

La mattina arrivò presto. Vania si svegliò che il sole era già alto. I raggi caldi illuminavano la capanna, mettendo in evidenza ogni più piccolo particolare della modesta dimora. Accanto a lui Safran dormiva abbracciato a Bartolomeo. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbero andati così d'accordo questi due - pensò Vania sorridendo.
Con movimenti lenti si alzò per non svegliare i suoi uomini, e a piedi nudi raggiunse l'uscita della capanna. Scostò la tende, guardò fuori e... la meraviglia del paesaggio le allargò gli occhi fino a farle male. La sera prima era troppo stanca per riuscire a cogliere la bellezza che la circondava, ma ora finalmente si rese conto di dove realmente si trovava. Il mare, le palme, la sabbia bianca. Vania si sentì improvvisamente catapultata in una dimensione tutta nuova. Era libera. Libera. Non si era mai sentita così felice in vita sua. Senza più remore si precipitò in camera, con foga aprì la valigia e iniziò a gettare i vestiti sul letto, colpendo in piena faccia Safran con un paio di short rossi. "Finalmente vi siete svegliati! - urlò Vania continuando a rovistare nella valigia - fuori è bellissimooooo!!!!" Safran si mise seduto sul letto e si stropicciò gli occhi e Bartolomeo, accanto a lui, si stiracchiò mostrando la sua lunga lingua rossa. Entrambi guardavano Vania perplessi, non riuscendo a capire cosa stesse accadendo intorno a loro. "Eccolo!!! - esclamò infine Vania - e sorridendo si volse verso Safran e Bartolo mostrando loro un bellissimo costume a due pezzi rosso con fiorelloni gialli. Senza troppi convenevoli si spogliò e infilò il costume che le stava un po' stretto, poi prese la mano di Safran e lo strattonò fino alla porta. Safran non ebbe neanche il tempo di connettere e rendersi conto di quello che stava accadendo che si ritrovò davanti allo stesso spettacolo meraviglioso del paesaggio attorno a loro e il profumo violento del mare lo svegliò definitivamente. Vania lo guardò gioiosa, poi lasciò la sua mano e iniziò a correre verso il mare. Safran la guardò strizzata in quel costumino buffo e colorato e le sembrò una bambina spensierata. Era la Vania che preferiva, quella più spontanea e bella, forse anche meno pericolosa, perché più prevedibile. Ripensò alla Vania della sera prima, abbandonata sul letto, alla luce della luna e si ricordò del desiderio che l'aveva colto nell'accarezzarle la schiena. Poi pensò alla Vania di poco prima, che con scioltezza si era spogliata davanti a lui senza provare pudore o malizia e pensò a quante donne diverse convivevano in lei e questa cosa lo incuriosiva e nello stesso tempo lo spaventava.
Mentre Safran pensava a tutto questo Bartolomeo cercò di attirare la sua attenzione conficcandogli le unghie nelle gambe. "Bartoloooooooo!!! - urlò Safran - e si voltò verso di lui incontrando due occhioni azzurri che imploravano una cosa sola... CIBO!!!
Safran scoppiò a ridere, poi cercò nella dispensa qualcosa da mangiare, ma si rese conto che qua difficilmente avrebbe trovato cibo per gatti in scatolette.
Decise di rimandare il problema a dopo, Bartolo doveva aspettare. Ora c'era qualcosa di più urgente da fare.
Entrò in stanza, indossò il suo costume da bagno preferito, che trovò immediatamente nella sua piccola valigia e raggiunse Vania. L'acqua del mare lo svegliò definitivamente. Vania tentava di nuotare, ma il suo stile era davvero goffo e buffo. Safran la prese in giro, ma poi si offrì di insegnarle a nuotare con un po' più di "stile" e Vania lo rimproverò di voler sempre correggere ogni sua imperfezione, troppo suscettibile come sempre alle critiche...
"Ho fame!" - disse Vania mentre si rilassava facendo il morto a pelo d'acqua. "Anch'io! - rispose Safran - Ora vediamo di recuperare qualcosa da Oba."
Uscirono dall'acqua a braccetto, come due vecchi sposini, e quando rientrarono nella capanna trovarono Bartolomeo davanti a una ciotola vuota che si leccava i baffi soddisfatto e il tavolo di legno davanti a loro imbandito con pietanze succulente, frittelle, frutta, pane e salse dolci e salate.
Vania urlò felice, abbracciò Safran e gli diede un bacio schioppettante sulle labbra poi si mise a tavolo e iniziò a divorare il cibo offerto dal padrone di case Oba.

domenica 26 dicembre 2010

Moonlight

Safran, aveva ancora la testa confusa da tutti quei discorsi strani sul matrimonio e stava già per uscire dal negozio quando sentì di nuovo la signora che lo chiamava con un sussurro.
Tornò  indietro e vide che si chinava a prendere un oggetto che aveva sotto il bancone e glielo porse.
Era una piccolo vasetto di vetro contenente una strana crema gialloniola. "E questo cos'è?". La donna rispose: "Moonlight". " Ma... si mangia?".
La donna, che evidentemente non aveva capito la sua domanda, gli sorrise dolcemente e ripetè "Moonlight" e lo invitò ad andarsene. E così fece, dopo essersi messo in tasca quella misteriosa sostanza e averla ringraziata.
Vania nel frattempo aveva già quasi raggiunto Oba. Safran faceva fatica a riconoscerla ormai in quella folla.L'unica cosa che la distingueva da una qualunque altra donna locale era quella macchia  bianco latte, la sua schiena lasciata ampiamente scoperta dal nuovo vestito.
Safran stava già pensando a tutte le scuse da chiedere ad Oba per il ritardo che gli stavano facendo fare, e si immaginava di trovare un uomo fuori di se. Invece era li che stava allegramente giocando a back gammon con un anziano fuori da un locale. Quando li vide arrivare li accolse con un sorriso. " Avete fatto compere eh?".
" Si, scusaci per il ritardo" accennò Safran.
" Ritardo? non ci sono ritardi quando non c'è l'orologio, e io non lo porto mai. Il tempo è fatto per essere vissuto, e io mi stavo divertendo a giocare con quest'uomo"
Safran capì al volo il messaggio.
Ripartirono con il pulmino e in meno di un'ora arrivarono nel villaggio di Minha.
La sorella di Oba fece molta festa al fratello e così pure tutti i suoi figli, che corsero incontro al pulmino dello zio come fosse arrivato il venditore di gelati.
Oba infatti aveva comprato un po' di caramelle per tutti loro, che distribuì come una specie di babbo natale.
Poi i bambini si interessarono a noi, i maschi soprattutto a Bartolo; lo presero in braccio e incominciarono a giocarci insieme, mentre le femminuccie ammiravano il vestito e i monili di Vania, come fosse una vera sposa e Vania era ovviamente tutta orgogliosa di tanta ammirazione.
Safran intanto era andato a parlare con il marito di Minha, Kumi,  per cercare di trovare un accordo per la sistemazione e verificare l'alloggio.
La casa non era grandissima ma molto accogliente. Aveva un ampio soggiorno e diverse stanze, non grandissime, in cui alloggiavano in qualche modo i diversi figli.  Avevano poi una piccola capanna, poco distante dalla loro casa che usavano come magazzino. Kumi disse che avrebbero potuto liberarla e procurare in breve tempo un letto. Kumi faceva di lavoro il commerciante, ed era la sua passione vendere e comprare oggetti. Disse che sapeva già dove andare a recuperare la roba e non ci sarebbero stati problemi. Per il bagno avrebbero potuto utilizzare quello del cortile della casa, mentre per la luce avrebbero dovuto accontentarsi della lampada a gas.
La casa era proprio a ridosso della spiaggia e si intravedeva il mare dietro le palme che chiudevano il cortile antistante all'abitazione. Safran tornò da Vania che era seduta al centro di un gruppetto di fanciulle e cercava di raccontare loro qualche storia. Stava per chiederle se le garbava il posto e se divevano confermare, ma quando incrociò il suo sguardo capì che qualunque domanda era inutile.
Le bambine poi la trascinarono sulla spiaggia e iniziarono a pettinarla e a farle delle sottilissime treccine.
Safran torno' alla capanna e mentre Kumi partiva con il suo furgoncino, stile ape piaggio, alla ricerca del letto, lui e Oba si diedero da fare per sgomberare la stanza da tutte le chincaglierie che la occupavano.
Dopo due ore la camera era quasi pronta. Kumi recuperò un fantastico letto e una sontuosa zanziera che appese al centro della stanza. Era ormai calato il sole ed erano tutti abbastanza stanchi.
Oba si congedo' da loro promettendo che sarebbe tornato l'indomani per ogni necessità.
Minha li invitò a cenare da loro ma, dopo essersi scusati, dissero erano entrambi troppo stanchi per mangiare, e avrebbero preferito una bella dormita ristoratrice. Vania, nella capanna,  si lascio' letteralmente cadere sul letto e solo allora percepi' un forte bruciore alla schiena che le fece lanciare un urlo. Era tutta scottata. La ex schiena bianca, scoperta, lasciata per ore sotto il sole sulla spiaggia era, adesso, tutta arrossata. Si coricò sulla pancia e cominciò a gemere sommessamente.
Safran non sapeva cosa fare. Non aveva farmaci a disposizione e di trovare una farmacia in quel momento non se ne parlava nemmeno. Si avvicinò alla schiena nuda di Vania e soffiò dolcemente per tentare di alleviare il dolore. In quel momento nel buio della capanna entro' dalla finestra un raggio di luna che illuminò tutta  la schiena di Vania. Moonlight... penso' Safran.
Fu allora che gli venne in mente l'unguento che gli aveva dato la donna del negozio e capi' finalmente cosa volesse dire.
La donna aveva intuito che Vania con quella schiena lattiginosa scoperta si sarebbe scottata e solo alla luce della luna se ne sarebbe accorta. Safran allora prese il vasetto,  lo aprì  e un'intensa fragranza balsamica riempì la stanza. Lui  iniziò a masaggiarle delicatamente la schiena, tanto che Vania si rilasso' immediatamente e si addormentò.
Safran guardava quella pelle illuminata dalla luna, in quella capanna Africana... lui e lei soli.
Le sue mani scivolavano delicatamente ma cercava di stare lontano da zone che avrebbero potuto imbarazzarlo e... sospiro'. " Un bacio e' sempre un bacio" pensò ...si ... ma... nulla lo autorizzava ad andare oltre.
In quel silenzio rotto solo dal rumore del mare e da qualche verso di animale sconosciuto in lontananza,  Safran accompagnò il suo dolce movimento con una vecchia canzone quasi sussurrandola..." You must remember this..."

sabato 18 dicembre 2010

Mema ya ndoa

"Ok, ci sto!" disse Vania spalancando uno dei suoi sorrisi improvvisi, e corse verso il negozio nel quale si era nascosta. Andò dritta dritta dalla donna che l'aveva aiutata e le mostrò il vestito che desiderava indossare. Era una doppio telo decorato con colori rossi e neri. "E' un kanga!" disse Vania a Safran- "e sai cosa significa in swahili? Significa gallina faraona! Bello no?" Safran annuì, poi la invitò a spogliarsi, come da scommessa. Vania prese il telo colorato, se lo avvolse intorno, poi si sfilò pantaloni e canotta... l'unica cosa che mantenne furono i suoi meravigliosi sandali bianchi. Safran la guardò divertito. "Sì, ma manca qualcosa... - disse, e prese da un grosso cesto di vimini un foulard arancione e lo avvolse sulla testa di Vania. "Ora sì che sei una vera faraona!" Vania si guardò nello specchio e non poteva crederci. Non si era mai vista così bella. Quel telo colorato le scivolava addosso come una seconda pelle e si sentiva fresca e pulita, nonostante le lunghe ore di viaggio.
Bartolomeo la guardava quasi non riconoscendola.
Safran si avvicinò alla donna per pagarla, ma lei fece no con la testa, poi mostrò i suoi enormi denti bianchi e disse: "Mema ya ndoa", abbracciò Vania e le mise al collo un numero infinito di collane colorate.
Vania restò senza parole, poi disse: "Asante sana" e uscì dal negozio con Safran che la guardava sbalordita. "Ma da quando conosci lo swahili Vania?" chiese lui prendendo Bartolo in braccio. "Mi sono imparata giusto qualche parola, tipo grazie oppure c'è un bagno?" rispose Vania mentre si sistemava le collane e rovistava nella sua enorme borsa alla ricerca di qualcosa.

"Eccolo, finalmente!" disse Vania sfogliando un minuscolo vocabolario. "Dunque... mema...ya...ndoa... vuol dire... vuol dire... " Ad un tratto alzò la testa verso Safran e scoppiò in una fragorosa risata! "Che c'è, che vuol dire? Dai Vania, dimmelo!" Vania gli prese la mano, lo guardo fisso negli occhi poi gli sussurrò all'orecchio "Significa Buon matrimonio". Safran la guardò con aria contrariata, poi gli tornò alla mente le immagini di un documentario che aveva visto qualche mese prima, che mostrava i matrimoni tra kenioti e si ricordò che tutte le donne indossavano quella veste di colore rosso e nero e al collo portavano centinaia di collane. Raccontò a Vania il significato di quel vestito e lei dapprima storse la bocca, poi però sorridendo disse: "se questo è tutto  un sogno, allora lo sarà fino in fondo. Ho sempre sognato un matrimonio esotico!"

martedì 14 dicembre 2010

La Mancia

Safran guardava davanti a se' senza vedere nulla.
Il sole era ormai allo zenit e capi' che presto si sarebbe sciolto sotto tutto quel calore.
I suoi vestiti erano ormai fradici di sudore, la sua camicia a quadretti da ufficio milanese, i suoi pantaloni di flanella nero carbone, le sue scarpe di pelle scamosciata.
Ma perche'? Perche' si sentiva sempre inadeguato in ogni situazione? Perche non poteva essere essere come quegli esseri che gli stavano passando davanti? Spensierati, senza preoccupazioni, vivevano ad un ritmo lento, umano. Lui invece era chiaramente un ricco turista europeo in cerca di emozioni esotiche... senza fantasia e pieno di ripensamenti... il suo atteggiamento e i suoi vestiti non lasciavano dubbi... e per di piu' non aveva la piu pallida idea di dove fosse Vania.
Un rapimento?...impossibile... l'aveva lasciata solo per pochi minuti e poi per che motivo?
Forse Bartolo le era sfuggito di mano, da come era agitato e lo ha inseguito, ma a quest'ora doveva essere gia arrivata.
Non rimaneva che la fuga, un allontanamento volontario... ma perche'? Si era forse pentita di quel viaggio?
Questo sospetto non fece che accrescere le sue perplessita' circa l'essere inadatto a quella situazione.
Forse stava sbagliando tutto... e doveva rientrare nei ranghi della normalita', tornarsene a casa e sperare di riprendere la sua tranquilla vita di provincia in famiglia. Quello era il suo mondo e non poteva trasformarsi in un indiana jones da un momento all'altro... chi stava prendendo in giro?
O forse no. Forse doveva solo crederci fino in fondo. Crederci ancora, agire, prendere in mano la situazione.
Si, ecco! Agire. Entro' in un bazar di vestiti che c'era li accanto. Prese una maglietta a maniche corte, arancione a righe blu orizzontali, un paio di calzoncini azzurro chiaro e per finire un bel paio di sandali di cuoio  che gli ricordavano tanto, nella forma, quelli di plastica rossa che indossava quando andava sulla spiaggia di Loano, da piccolino.
Diede 10 dollari alla commessa e improvvisando  uno spogliarello nel negozio, si cambio' i vestiti, scatenando i sorrisini imbarazzati delle donne del negozio. Lui contraccambio' il sorriso, regalo' i suoi vestiti vecchi alle ragazze e usci' contento sulla piazza e ando' a risedersi sulla tanica blu ad aspettare.

Si sentiva gia' meglio,  in perfetta armonia con quel posto speciale di cui non conosceva nemmeno il nome. Provo' una specie di sensazione di benessere come se tutte le persone che vedeva fossero' li per partecipare alla sua avventura e lui era il protagonista principale. E forse era veramente cosi'.

Guardo' i suoi piedi e li riconobbe finalmente, adesso la terra che li sporcava non era fuori posto, aveva la sua ragione per essere li.
Poi un gatto siamese a lui famigliare entro' nel suo panorama visivo e inizio' a leccarli. Alzo' lentamente lo sguardo e Vania era li, in piedi davanti a lui.
Non si dissero nulla, lei gli porse il  foglietto che aveva in mano e che lui riconobbe immediatamente e capi'.

"Vania, hai mai sentito parlare di Don Chisciotte de la Mancia? Immagino di si....era un personaggio strano, che a causa della sua grande passione per la letteratura cavalleresca gli prese il delirio di essere un cavaliere lui stesso, senza macchia e senza paura. Avrebbe dovuto dedicare la sua vita per salvare l'onore della sua amata principessa, Dulcinea del Toboso e come  premio per le sue gesta avrebbe avuto la corona di Imperatore di Trebisonda"
"Ma  la cavalleria ai suoi tempi era gia scomparsa,  Dulcinea non era un principessa ma una donna di facili costumi, il suo cavallo non era che un ronzino e il suo  scudiero un flaccido contadinotto. Tutto quello che lui viveva  non esisteva nella realta' ma solo nella sua fantasia, vedeva giganti contro cui combattere ma erano mulini a vento. Era un pazzo e tutti lo prendevano in giro"
" Nonostante questo, lui viveva contento e con grande impegno questa sua avventura, aveva una vita interessante, la sua pazzia gli faceva vedere le cose con un punto di vista originale, creativo, mai banale."
"Ecco, ho pensato che anche questa nostra avventura e' una sorta di sogno, di pazzia, che prende spunto, si, dalla realta' ma se ne distacca per avere una sua vita propria, la sua originalita'. In cui tutto può accadere, perche nei sogni e' cosi'. Tutto quello che succedera' qui non avra' nessun effetto sulla realtà se non una lontana eco, perché sara' solo nella nostra fantasia, e nessuno puo' impedire alla fantasia di volare. E questo volo e' una cosa che ci fa stare solo bene, se ci lasciamo andare senza paura di volare"
" Questo foglietto e' un intruso in questo mondo, un incidente di percorso, ci sono delle falle nella fantasia che lasciano passare squarci di realta', che dobbiamo saper gestire, senza drammi, sapendo che i pericoli qui dentro non ci sono. Anche le ferite di Don Chisciotte quando si scontro' con i mulini gli facevano male veramente ma lui non si arrese e persegui con tenacia il suo scopo. Dobbiamo decidere se voler volare almeno nella fantasia, o continuare a mangiare polvere in coda sulla tangenziale"
Guarda.
Safran si alzo', si avvicino' a Vania, le prese la testa tra le mani e la bacio' sulle labbra.
Il tempo sembro' fermarsi per qualche secondo. La folla della piazza scomparve, c'erano invece koala e pinguini che ballavano una specie di danza tribale attorno a loro, abbracciati gli uni agli altri in perfetta armonia.
....
Riaprirono gli occhi. La confusione della folla riemerse piano piano.
Vania stava per dire qualcosa ma Safran le mise una mano sulla bocca.
" nulla, non dire nulla, piuttosto guardati come sei vestita! Mi sembri una maestrina di una scuola per ricchi rampolli milanesi.
Tu invece dovresti essere la Regina di Saba, in questa storia. Facciamo cosi'... ti regalo qualunque vestito che trovi in quel bazar a patto pero'che... te lo indossi direttamente nel negozio. Ci stai?"

giovedì 9 dicembre 2010

Foglio a quadretti

Vania non si era persa, ma semplicemente nascosta nel negozietto di vestiti lì accanto, chiedendo alla proprietaria, una bellissima donna dalla lunga veste color porpora, di non rivelare a nessuno la sua presenza. La donna le fu subito complice, pur non conoscendo le ragioni di tale richiesta e la fece accomodare nel retrobottega, tra telai e anziane signore al lavoro. Si sedette su un piccolo sgabello di legno scuro e rilesse con più attenzione il foglietto che teneva stretto tra le mani da quando era uscita da quel sudicio bagno. Era un foglio di quaderno a quadretti grandi, di quelli che si usano in seconda o  terza elementare. Vania li conosceva bene. Probabilmente era stato strappato dal quaderno di matematica. La scrittura era precisa, leggermente obliqua. Calligrafia perfetta. Verso la fine, però, si poteva notare uno strano incespicare delle lettere... una sorta di tremore...Vania conosceva anche quel tremore. Era paura. Paura controllata, certamente, ma pur sempre paura.
Amore mio...
Così iniziava quella lettera....
Lui l'aveva persa dalle tasche poco prima di scendere dall'autobus, mentre cercava di sfilare la sua valigia dal portapacchi. Lei l'aveva raccolta, pensando fosse una lista per il viaggio, ma quando vide i quadretti e quella scrittura affilata qualcosa in lei scattò e le impedì di restituirla.
L'aveva letta tutta d'un fiato, appoggiata al muro di quel bagno, poi era uscita, aveva preso tra le braccia Bartolomeo e aveva deciso di scappare. Quelle parole l'avevano colpita, ma più ancora delle parole era la loro forma che la sconvolgeva. Ci leggeva dentro un mondo di sofferenza e paura e compostezza. Ci scorgeva il profilo di una donna affaticata dalla vita di coppia, dalla responsabilità di essere madre e anche moglie, oltre che compagna e amica.
Lei gli stava chiedendo di non andarsene. Lo chiedeva con misurato orgoglio, senza sbavature o scatti improvvisi.
Non te ne andare.
Questo lei scriveva. Senza pregare o implorare. Senza porre i figli come scudo al proprio dolore. Semplicemente gli diceva non te ne andare.
Lui, invece, se n'era andato.
Non per sempre. Magari solo per pochi giorni. Ma quel non te ne andare non ammetteva repliche, nè sconti di pena. Era una richiesta precisa, lecita, implicitamente sensata e senza deroghe.
Vania si sentì responsabile di un delitto atroce. Lei, con la sua leggerezza e la sua voglia di stupire, aveva contribuito a rendere incerto quella calligrafia che da sempre, lei ne era certa, viaggiava serena e tranquilla sul filo dei quadretti di un foglio di quaderno.
Ora avrebbe voluto rimediare. Ma come?

Pepe

Era passata gia' un'ora su quel pulmino carta da zucchero.
Il rumore e le vibrazioni stavano mettendo a dura prova la resistenza di Vania.
Safran si giro' ad un certo punto verso di lei che gli fece una smorfia di dolore.
Capi' che era giunto il momento per fare una sosta: " Oba, scusa. Non e' che ci potremmo fermare un po'. Magari in qualche posto dove si possa anche andare in bagno?".
"Ok, al prossimo villaggio ci fermiamo, devo anche fare gazolina"
Passarono ancora dieci lunghi minuti  di sofferenza e finalmente si videro le prime case. Non era un villaggio piccolissimo come si aspettavano. Anzi era una piccola citta', c'erano anche diversi negozi. Oba guido' con una certa destrezza nei cunicoli di quel labirinto e giunsero finalmente in un piazza abbastanza grande.
Pululava di gente che si spostava portando con se ogni tipo di merce, frutti tropicali, lattine di olio combustibile, vecchi copertoni. Sembrava che il loro unico scopo fosse quello di spostare merce da un punto ad un altro, senza un preciso perche'. Anche il rumore di quel posto era abbastanza caratteristico, voci che si levavano da ogni parte, a a cercare di vincere la confusione dei motorini rombanti, che producevano un baccano inversamente proporzionale alla velocita' a cui potevano andare.
Oba ci indico' un posto in cui si poteva trovare un bagno abbastanza accessibile.
Era nel retrobottega di un emporio che vendeve spezie e gioielli.
Vania corse vreso la porta che conduceva nel retro del negozio, la apri' ed ebbe un momento di esitazione, guardo' Safran con un'espressione che significava " ma dove cavolo mi hai portata?". Lui la ricambio' con un alzata di spalle e allargando le mani in un gesto di rassegnazione. L'esigenza fisiologica alla fine ebbe la meglio su Vania che scomparve dietro la porta.
 Safran aspetto' nel negozio con Bartolo in braccio che, curioso come un gatto,  voleva annusare ogni cosa . Avvicino' il musetto ad una polvere scura molto profumata. La curiosita' pero' a volte si paga cara, infatti appena impolvero' il suo nasino  prese a starnutire come un pazzo. Era pepe.
Dopo qualche minuto Vania usci' dal retrobottega con un misto di schifo e liberazione disegnata sul volto.
Safran le restitui' un Bartolo agitato nelle braccia e ando' anche lui in esplorazione delle segrete dell'emporio.
Usci' dopo un minuto e Vania e Bartolo non c'erano piu'. Usci' dal negozio ma nenache li' li vide. Torno' al pulmino di Oba ma niente, lui non li aveva visti.
Prese il suo telefonino per chiamarla ma scopri'che non c'era alcun segnale disponibile.
Cerco' di non farsi prendere dal panico.
Corse di nuovo a quel negozio e provo ad entrare nelle botteghe accanto a chiedere in inglese se avessero visto una donna con un gatto in braccio " I'm looking for a  woman with  a cat .... miaoooo"  e tentava di imitare il verso del gatto .... ne riceveva, nel migliore dei casi, solo sguardi persi nel vuoto,  altri invece sorridevano come se avessero capito che era arrivato un comico in citta' e si faceva pubblicita' in qualche modo.
Safran iniziava ad essere preso dallo sconforto.
Usci sulla piazza ed inizio' a gridare: VANIAAAA... .VAAAANIAAA

Ma si accorse subito di non avere una voce cosi' potente da competere con il casino locale.
Si appoggio' sfinito, su una tanica blu al bordo della strada.
Guardo' la terra marrone sulle sue scarpe. Era nel centro dell' Africa in una citta' di cui non sapeva neanche il nome. Solo.
Vania era scomparsa.

martedì 23 novembre 2010

Mihna Village

Safran guardava fuori dal finestrino. Finalmente aveva tempo di rendersi conto di dove fosse finito.
Il Sole era appena sorto. Era tutto un po' nuovo. Non si capacitava ancora di essere nel cuore dell'Africa.  Il cielo aveva una luce strana, profonda. La terra…  quanta terra.... sembrava viva. Il Sole che si muoveva nella direzione opposta... da destra a sinistra…si rese conto solo adesso che era la prima volta che oltrepassava l'equatore.
Il guidatore del pulmino lo osservò, poi disse: " Prima volta in Africa?".
" Si..." rispose ancora soprapensiero Safran, poi, riprendendosi "Ma… lei parla italiano?"
"Un poco, il mio nome e' Oba... Piacere"
" Piacere, Safran" tese la sua mano smorta a stringere quella ossuta, color nero carbone, di Oba.
" Bel nome Safran, cosa significa?"
" E’ il nome una spezia che si usa per cucinare, arancione intenso"
"Conosco, conosco... usiamo anche noi qui... la chiamiamo Zafarani"
" E il tuo? Che cosa vuol dire?"
" E il nome di un’antica tribù da cui viene la mia famiglia”.
"Come hai imparato l'Italiano? lo parli bene" intervenne Vania che aveva smesso di giocare con il micio.
" Ho lavorato per anni in un villaggio frequentato solo da Italiani, qui a Malindi" rispose Oba, " ce ne sono tanti. Solo che poi mi hanno cacciato".
" E perché? " chiese lei con un misto di curiosità e preoccupazione.
" E' una storia complicata... mi hanno preso con un pezzo di pane nella tasca mentre uscivo dal villaggio...mio fratellino stava male... aveva bisogno di energia... e così ho rischiato. Lo so avevo infranto le regole...ma era un pezzo di pane avanzato... l'avrebbero buttato via".
Lo sguardo di Vania si velò di tristezza. Era' molto sensibile, sopratutto quando si parlava di bambini.
" Anche voi siete in un villaggio?" chiese Oba.
Vania si rivolse a Safran e si rese conto solo allora che non aveva la più pallida idea di dove si stesse andando per dormire.
"Si, non ricordo bene il nome... devo averlo stampato da qualche parte" . Safran frugò nello zaino e tirò fuori una cartelletta con dei fogli che porse a Vania che lesse ad alta voce" Voyager Beach Resort.".
"L'ho trovato per caso ieri in internet, il primo della lista che aveva posti liberi... ho fatto tutto di fretta" si stava già scusando Safran.
"Lo conosco appena.. e' un villaggio nuovo, gestito da olandesi, mi sembra" disse Oba.
Intanto, stavamo passando accanto ad un lungo muro di cinta, al cui lato c'era una fila di uomini, ma forse  anche bambini, in attesa, e al termine vicino ad un cancello due bestioni in uniforme, armati con fucili, che facevano dei controlli.
" E quelli cosa fanno?"chiese Vania accarezzando il pelo di Bortolo per farlo stare tranquillo. Le buche della strada lo facevano spaventare sempre... e ce n'erano tante.
"Aspettano di essere chiamati per un lavoro. Nei villaggi funziona così. Ogni giorno assumono gente nuova... per le pulizie. Lavorano soprattutto di notte. Li chiamiamo gli invisibili, perché il loro compito principale e’ quello di non farsi vedere dagli ospiti. Se, per caso, uno si avvicina, loro devo nascondersi in fretta e non farsi notare. A volte passano apposta le guardie a fare controlli e se ne beccano uno lo sbattono fuori. Però se vedono invece che sei bravo riesci anche a diventare cameriere. Io ce l'avevo fatta ma poi..."
Vania guardò Safran con un'espressione che non lasciava molto spazio alle discussioni.
Safran gli disse sottovoce ' Ho capito... ma.... sei sicura che potrai sopportare alcuni disagi?... non so se ci basterà l'eucalipto..."
Vania prese la mano di Safran " si... ce la posso fare". Safran annuì con un lieve cenno del capo e poi disse " Oba, ma tu non conosci un posto a Mombasa, dove poter andare a dormire... che non sia un villaggio?"
Oba ci pensò un poco poi disse esitante" Beh, un posto ci sarebbe... ma non so se può andarvi bene... voi siete... ricchi ed eleganti... Mia sorella MHINA ha una casetta in riva al mare, non molto distante dal vostro villaggio, ci vive con la sua famiglia... ma un paio di posti si trovano sempre... dove si dorme in sei, si può dormire anche in otto no?"
"Già" disse Safran, poco convinto, ma poi, incrociando lo sguardo di Vania" Dai portaci da Mihna!"



venerdì 19 novembre 2010

Il viaggio proseguì tra sonnellini, spuntini e film. Vania si godeva ogni cosa come fosse al parco giochi. Safran, invece, iniziava a sentire l'urgenza di scendere e iniziare, finalmente, questo viaggio che lo stava portando così lontano, non solo dall'Italia, ma anche dalla sua vita.
Dopo otto ore di viaggio, finalmente l'aereo atterrò a Malindi. Da lì avrebbero preso un autobus che li avrebbe portati a Mombasa. Appena scesi dall'aereo ad accoglierli fu il caldo tropicale dell'Africa. Vania si tolse immediatamente la felpa che l'aveva scaldata durante il viaggio, e restò con una canottiera rossa. Poi si legò la sciarpina colorata in testa, tolse le All Star e indossò le sue Birkenstock di vernice bianca.
Safran la osservava divertito: "Caspita, che organizzazione! - le disse - Come vorrei avere anch'io ai piedi i miei amati sandali!" Lei scosse la testa e bofonchiò qualcosa del tipo "Meno male che te li sei scordati", ma Safran fece finta di non aver sentito.
Attesero i bagagli, poi si diressero verso l'uscita. Safran, intanto, aveva raccolto informazioni confuse sul luogo in cui avrebbero dovuto prendere il bus.
Con aria decisa, condusse Vania e Bartolomeo lungo una strada poco distante dall'aereoporto, dove un cartello malconcio indicava la fermata degli autobus per Mombasa. Vania maledì immediatamente la sua valigia così pesante e avrebbe voluto fare cambio con quella di Safran, ma l'orgoglio le impedì di chiedere aiuto. "Vuoi una mano con quella valigia? - le disse Safran ridendo. Lei non rispose e camminò velocemente verso il luogo indicatole, sbattendo il povero Bartolo di qua e di là nella sua gabbietta.
Dopo 15 minuti l'autobus ancora non era arrivato. Vania smise di parlare. Faceva sempre così quando si innervosiva, ma lui ancora non lo sapeva. Dopo 30 minuti, oltre a non parlare, iniziò a sbuffare nervosamente, ma lui fece finta di non sentirla e continuò a giocherellare con la coda di Bartolo. Dopo 45 minuti, quando ormai Vania stava per scoppiare, finalmente arrivò un autubus. Più che un autobus, sembrava un pullmino degli anni 70. A Vania ricordò la 131 di suo nonno, non tanto per la forma, quanto per il colore, carta da zucchero. Non appena salirono, li investì un acre odore di umanità. Vania cercò di non dare a vedere il suo disagio, ma glielo si leggeva negli occhi. Safran, allora, prese dal suo zainetto un barattolino. Lo aprì e ci passò dentro un dito, che poi passò delicatamente sotto il naso di Vania. All'improvviso il cattivo odore era sparito, per lasciare il posto a un piacevolissimo profumo di eucalipto.
"Ti senti un po' più a casa, ora, koala? - disse lui sorridendo. Vania chiuse gli occhi e annusò profondamente quel buonissimo aroma, poi si voltò verso di lui e gli stampò un bacio sulla guancia. "Ma da quando al polo Sud ci sono gli alberi di eucalipto? - chiese lei.
"E' una lunga storia... " - rispose lui, accarezzandosi la guancia profumata

mercoledì 10 novembre 2010

sogno sospeso per aria

Safran fermo' improvvisamente la sua corsa, tanto che Vania non fece in tempo a rallentare e ando' a stampare il suo naso pannuto nella schena di lui.
"Ascolta!" disse alzando l'indice" Stanno chiamando il nostro volo. Dobbiamo sbirgarci"
Corsero a prendere le loro cose abbandonate al tavolino e si precipitarono verso il gate: destinazione Malindi.
E' straordinario come nella completa confusione dei grandi aeroporti si riescano a distillare piano piano le diverse nazionalita' del mondo quando ci si avvicina ai rispettivi gates di partenza. Ed ecco lo spettacolo che si stava materializzando davanti ai loro occhi man mano che andavano verso la meta. Olanda to Kenya. Colori. Profumi. Lingue. Movimenti. L'Africa stava impercettibilmente prendendo vita passo dopo passo.
C'erano famiglie, alti uomini di colore vestiti con lunghe tuniche dai caldi colori della terra. Vecchie signore ingioiellate con i capelli avvolti in foulard multitono. Bambini che correvano con pochi vestiti addosso. Snelli  signori biondi dallo sguardo serio e un po' incazzato. Che mancava solo un bel cappello bianco per trasformarli definitivamente nell'"uomo del monte". vecchie reminiscenze colonialiste dure a morire.
Presero posto nella fila centrale del Boeing 747, decisamente piu spaziosa del volo precedente. Le assistenti di bordo passarono a distribuire le cuffie, a chiedere cosa avrebbero desiderato per pasto e a lasciare una calda salvietta inumidita per potersi lavare la faccia e le mani. Fa sempre piacere essere coccolati.
Questo servizio mise di buon umore Vania che sorrideva come una bambina nel mondo dei balocchi. Sembrava che la paura del volo la stesse finalmente abbandonando.
Presero la lista dei film trasmessi a bordo e Safran scopri' con piacere  che c'era anche  " INCEPTION", l'ultimo film di Leonardo di Caprio.
"No, non so se mi va di giardarlo!" disse lei,  " Ho paura che sia troppo complicato".
" Ma va. Dai, io l'ho gia visto ma lo rivedo volentieri, e se c'e' qualcosa che non capisci magari ti posso aiutare, Ti assicuro che merita. Fidati".
" Ok. Ma devi spiegarmi tutto eh?"
"Non ti preoccupare" rispose Safran, finalmente felice che lei si fidasse un po'.
Dopo pochi minuti dall'inizio del film Vania si giro' verso di lui con il viso pieno di stupore.... " Ma... questo film e' girato a... Mombasa!!!"
" Lo so" sorrise compiaciuto Safran, " Ti ho detto che l'ho gia' visto".
"Ma non me l'avevi detto..."
" Credo che noi si stia andando li anche grazie a questo film. Qui si parla di sogni, e di realta' che vorrebbe essere sogno e viceversa. Esattamente come questo nostro viaggio, in cui la realta' entra nel sogno. E il sogno diventa reale. Credo che forse noi potevamo andare solo a Mombasa, la dove il sogno e la realta coincidono".
A Safran, ad un certo punto, parve che il film stesse stranamente cambiando trama. Adesso c'erano leoni che pascolavano davanti a lui, che era seduto sul ramo possente di un Baobab. Attorno la sconfinata savana africana. Poco lontano due giraffe si attardavano a brucare un po' di foglie. Lui sentiva la paura addosso. I leoni a quella distanza potevano essere pericolosi.
Si mise ad urlare ma non se ne andavano. Una leonessa inizio' l'avvicinamento verso l'albero e tento' di salire  ma falli' il suo primo tentativo.
Da lontano allora arrivarono dei pinguini reali che attirarono l'attenzione dei felini. Portavano in grembo i loro piccoli e cercavano di difenderli dalle belve. Erano impauriti pure loro . Ma ecco che proprio quando le fiere stavano per sferrare l'attacco si udi' una musica da avanspettacolo ed entrarono in scena un gruppo di koala argentati che ballavano il can-can, tutti in fila.
I leoni scomparvero. Un Koala nel frattempo si era arrampicato al suo ramo e stava per avvicinarsi a lui, con la calma che lo contraddistingueva. Safran era immobile, incredulo. Il koala mosse lentamente le sue zampe fino ad abbracciarlo dolcemente, ed arrivo' ad un passo dal suo viso. Apri' la bocca e una piccola lingua rugosa gli lecco' le guance.
Safran senti' un solletico sulla pelle, un senso di umido e una bassa vibrazione sonora vicino alle sue orecchie.
Apri' gli occhi, era bartolo che gli si era arrampicato fin sul viso e lo stava leccando tutto.
"Ehi cheffai?" lo prese e lo appoggio con delicatezza sul sedile.
Vania si giro' e lo guardo' festosa "ah, ti sei svegliato finalmente! Menomale che dovevi spiegarmi il film". Poi si giro' dall'altra parte e continuo' la sua discussione con un anziana signora Keniota che era seduta accanto a lei.
Parlavano molto a gesti, usando uno strano linguaggio miscelato tra l'inglese e il francese. Si intendevano magnificamente, pero', ed era uno spasso osservarle.
La signora aveva notato il gatto e aveva iniziato a parlare dei suoi mici. Vania allora ne aveva approfittato per trasmettergli tutte le sue preoccupazioni sull'educazione del felino.
Ad un certo momento Safran vide che Vania inizio' a muovere il torso avanti e indietro con gesti sussultori, mettendosi una mano davanti alla  bocca - Noooo - penso'- non le stara' parlando del vomito del gatto!. La vecchina invece capi' al volo e inizio' a spiegare pazientemente la sua tecnica per eliminare il problema. Non si sa come, ma Vania dava ampi cenni di assenso col capo, per avere capito perfettamente la terapia da approntare.

Era la donna piu' felice su questa terra.
"Sai" gli disse " credo che mi sia passata la paura del volo. La tua spiegazione sull'aerodinamica mi ha affascinato. Mi piace questa idea che l'aereo venga  risucchiato dall'alto anziche' spinto dal basso.Mi da piu '...sicurezza. E poi... e' cosi bello stare sopra le nuvole, splende sempre il sole.Si vive in una dimensione strana... quasi una SOSPENSIONE"

inception mombasa

venerdì 5 novembre 2010

La casa nella prateria...

Lei non rispose, scese le scalette dell'aereo e si diresse verso l'aeroporto di Amsterdam. Lui la seguì. Lei si sedette al tavolino di un bar e ordinò una fetta di appletart con aggiunta di panna montata. Lui la guardò stupito, poi si sedette davanti a lei e ordinò soltanto un caffè.
Solo dopo aver assaggiato la torta, lei parlò: "Ho sognato che ero seduta a un tavolino di un bar di Amsterdarm, in una via che costeggiava un canale, al tramonto e mangiavo una torta di mele con qualche ciuffo di panna montata intorno. Tu eri con me e mi stavi raccontando la vita dell'airone cenerino, ma io non ascoltavo, perché ero stranamente affascinata dai ciuffi di panna che non riuscivo ad acchiappare, talmente erano leggeri. A quel punto tu ti sei fermato e hai preso la panna con un dito, poi me l'hai posato sulle labbra, dicendomi che avevi letto da qualche parte che i ciuffi di panna olandesi sono resistenti all'acciaio delle posate. Io ho assaggiato la panna dal tuo dito e immediatamente mi sono ritrovata in un campo di tulipani rossi, circondata da mulini a vento, sola. Ho iniziato a correre tra i tulipani e mi sentivo un po' come Laura Ingalls della Casa nella prateria. Poi mi sono svegliata e ho letto il tuo biglietto e quando mi sono riaddormentata in quel campo c'eri pure tu... e suonavi il violino proprio come il padre di Laura Ingalls. Eri buffissimo! In quel telefilm succedevano le peggio cose... tragedie, malattie, uragani... ma alla fine c'era sempre quel padre riccioluto che suonava il violino con tutta la famiglia e rideva di cuore..."
Lui l'ascoltò senza dire una parola, ma quando si sentì paragonato a uno sfigato di un telefilm sfigato, che tra l'altro aveva sempre odiato, fece un'espressione di disapprovazione e si chiese quale immaginario avesse lei nel pensare a lui. Lei intuì il suo pensiero e aggiunse che adorava quel telefilm, ma soprattutto adorava Charles Ingalls.
Lui le sorrise. Poi avvicinò l'indice della mano destra al suo piatto, raccolse un ciuffo di panna montato con un gesto lento e misurato, la guardò negli occhi per qualche secondo, poi avvicinò il dito alle labbra di lei. Vania socchiuse le labbra e chiuse gli occhi, in attesa di assaporare il gusto dei tulipani. Lui, senza dire nulla, spalmò la panna sul naso di lei, poi si alzò e corse via ridendo. Vania aprì gli occhi e lo rincorse per tutto l'aereoporto minacciando vendetta e imprecando a più non posso.


http://www.youtube.com/watch?v=iDrLp45vlnA

martedì 26 ottobre 2010

22 orizzontale

Si addormento' probabilmente.
Lei era li a pochi centimetri da lui... e stava dormendo serenamente.
E mentre lei dormiva, lui si sentì improvvisamente solo... con se stesso.
Provò anche lui a prender sonno ma purtroppo non ci riusciva, prese allora la sua settimana enigmistica e incomincio' a fare le Cornici Concentriche, il suo cruciverba preferito. Gli serviva spesso quel tipo di passatempo per ripulire la mente, per non pensare a nulla. Si estraniava completamente da qualunque problema lo assillasse. E ce n'erano, in quel momento, di cattivi pensieri in agguato. Stava combinando qualche casino alla sua vita?
Non avrebbe saputo rispondere a quel quesito e fortunatamente una definizione intrigante lo porto' via da  li.
Fini' lo schema in una ventina di minuti e poi si volse verso di lei.
Aveva una espressione stranamente allegra per una che dormiva.Forse stava facendo finta o...forse stava semplicemente ...sognando.
Penso' a tutte le volte che lei gli aveva raccontato i suoi sogni e lui ne aveva goduto perche era come entrare in un livello superiore di conoscenza, in una intimita' riservata a pochi. Lei lo aveva perfino eletto il custode dei suoi sogni, che onore.
E questa volta era li, ad assistere in diretta  a questo evento...lei sognante. Si coglievano piccoli movimenti di sopracciglio, leggeri stiramenti dei suoi splendidi zigomi. E la bocca, le sue labbra che coprivano a stento i suoi denti pronunciati, davano segnali di godimento. Si... non c'erano  dubbi, stava definitivamente sognando. Safran si protese verso di lei  come per cercare di cogliere qualche cosa di piu', un dettaglio... non le era mai stato cosi' vicino.
Sentì il suo profumo.
Poi lo colse un pensiero, si ricordò improvvisamente di una cosa che si erano detti qualche tempo addietro.
E gli venne un'idea.
Cercò un foglietto nella tasca del sedile davanti ma non trovò nulla. Prese allora la settimana enigmistica e scrisse una piccola cosa sul bordo pagina. Ne strappo' via il pezzo e lo appoggio' sulle sue gambe.
Questo piccolo gesto la fece sussultare, si stropiccio' gli occhi e si sveglio' lentamente.
Lei scorse immediatamente il foglietto sulle gambe, lo prese in mano e lesse quello che c'era scritto. 
Poi si giro' verso di lui, i suoi occhi si rimpicciolirono per disegnare un ampio sorriso e torno' a dormire.
Il comandante annucio' l'inizio della discesa e in pochi minuti toccarono terra nella capitale olandese.


"Vania... Vania  sveglia... siamo arrivati ad Amsterdam... dobbiamo sbrigarci".
" Come sbrigarci?" fece lei stirandosi le braccia.
" Si! non abbiamo molto tempo... la coincidenza parte tra un'ora e forse dobbiamo passare un altro check point"
" Ma io non sono mai stata ad Amsterdam... voglio godermela un po'"
"Ci torneremo un'altra volta se ti va, pero' oggi si va di corsa" cerco' di essere convincente.
"Uffa, ma vuoi dire che mi sono presa tutta questa paura solo per stare qui solo un'ora?" disse, ormai contrariata.
"Si... direi di si... se si vuole andare la... bisogna passare da qui... non ci sono voli diretti per il Kenya dall'Italia".
Lei non disse piu' nulla prese la sua gabbietta e si avvio' indispettita verso l'uscita dell'aereo.
"Vania!" la chiamo', ancora intento a raccogliere le sue ultime cose sul sedile.
"Si?" disse girandosi lentamente verso di lui.
" Che cosa hai sognato?"