La vide finalmente arrivare. Non disse nulla.
Le andò incontro e la abbraccio forte. Era come una liberazione, come riprendere finalmente fiato dopo quella mattinata di apnea.
Le sussurrò solo una parola all’orecchio: “grazie” … e si accorse che stava quasi tremando. Si riprese immediatamente e la guardò adesso, veramente, per la prima volta.
“E quello cos’e’?”
“ Uh, vedo che il tuo cervello di giovane ingegnere creativo entra in stand-by il sabato mattina. Vuoi una risposta multipla o preferisci avventurarti a provare qualche ipotesi plausibile tra le mille possibili?
Il modo in cui aveva pronunciato le parole “giovane” e “ ingegnere” lo fecero irrigidire un poco.
“ Spiritosa! Ho capito cos’e’… intendevo dire… dobbiamo proprio portarcelo dietro il gatto? Insomma… non avevo preso in considerazione anche questa… compagnia…”
“ Certo che dobbiamo! Io senza di lui non mi muovo. E’ come se fosse la mia famiglia… e non chiamarlo “gatto” con quel tono.”
Ecco, adesso tirava in ballo la famiglia… quella parola entrò come una spina nel suo cervello. Avrebbe voluto dire che lui una famiglia l’aveva lasciata a casa veramente, e che stava giocandosi molto con quel viaggio ma poi si tenne per se quel pensiero.
“ Va bene, ma il trasporto di animali in Kenia potrebbe presentare dei problemi, sai e’ un ecosistema delicato, non conosco di preciso le procedure, non vorrei che si dovesse dichiararlo in anticipo. Non potevi lasciarlo a casa, alla tua amica? O magari la chiamiamo adesso e le diciamo di venire a prenderselo?”
“ Ma sei pazzo? Non se ne parla proprio, e poi non le ho detto che venivo in viaggio con te.”
Lui si chinò sulla gabbietta, Bartolo iniziava a farsi sentire. La aprì e prese in braccio l’animaletto che si aggrappò con i piccoli artigli al suo maglione e cominciò a leccargli la barba.
“ Eeevabene, ti portiamo… ti portiamo… basta con queste smancerie… mannaggia a te.”
A lei tornò finalmente il sorriso e lo baciòdi slancio sulla guancia.
“ Ok andiamo al check-in e vediamo cosa ci dicono. Hai portato il passaporto?”
“ Certo, ho tutto qui dentro” e indicò la sua ampia borsa,l’inseparabile.
“ Hai paura per il viaggio?”
“ Un po’… ma ormai sono convinta, non si può più tornare indietro”.
Lui prese le due valigie e si indirizzò verso i banchi.
“ Caspita, la tua valigia e’ il doppio della mia, ma che ci hai messo dentro?”
“ Certo che oggi sei proprio uno spaccapalle eh?”
“Ok..Ok.. non dico più niente, sarà che sono un po’ agitato… anzi no…un’ultima cosa te la voglio chiedere… a Lui che cosa hai detto?”
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